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  'Esclusi' dalla sanità pubblica 8 milioni di cittadini

Anziani, malati cronici e persone a basso reddito: «sono 8,1 milioni gli italiani che oggi non hanno più la possibilità di essere assistiti dallo Stato nei loro percorsi di cura ed il trend non sembra rallentare». Questa la stima di Marco Vecchietti, autore del libro "La Salute è un Diritto. Di tutti", presentato alla Camera dei Deputati.
Tempi lunghissimi e prezzi del ticket troppo alti: questi i motivi principali che portano sempre più italiani a rinunciare alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale che, negli ultimi 10 anni, ha ridotto la propria capacità assistenziale di oltre il 10% (dal 97,6% all'86,5%).
A farne le spese sono stati 8,1 milioni di cittadini (13,5%), oggi esclusi da cure. Un numero in crescita, visto che erano 1,3 milioni nel 2006 (pari al 2,4%). Il contingentamento progressivo delle risorse per la spesa sanitaria, sottolinea Vecchietti, amministratore delegato e dg di RBM Assicurazione Salute, «che alimenta un ricorso crescente al pagamento di tasca propria delle cure e disuguaglianze territoriali sempre più marcate». (ANSA)


Cure palliative, solo 12% di chi ne ha bisogno le riceve

Solo il 12% dei pazienti che ha bisogno di cure palliative, oggi riesce a riceverle, e si tratta quasi esclusivamente di pazienti oncologici. Stime che mostrano che «abbiamo un bisogno molto più ampio della risposta». A rendere chiaro quanto ancora c'è da fare per una piena attuazione della legge 38, è la presidente della Federazione italiana di cure palliative (Ficp), Stefania Bastianello, ascoltata dalle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio, nell'ambito dell'esame delle proposte di legge sulla liceità dell'eutanasia.
«La sedazione palliativa, ha detto, può rappresentare un'opzione alternativa per molti pazienti che richiedono l'eutanasia. Tuttavia, il rifiuto a continuare a vivere può esser legato anche a condizioni di malattia non terminali ma comunque ritenute non dignitose dal malato stesso. In merito al tema dovrebbe pertanto essere incoraggiato un dibattito aperto e rispettoso». La Ficp rappresenta 83 associazioni che si occupano di cure palliative, ovvero cure che mirano a fornire una risposta a bisogni fisici, psichici, sociali, spirituali ed esistenziali di persone con malattie inguaribili a prognosi infausta.
«C'è in Italia - ha chiarito Bastianello - un bisogno di cure palliative per circa 300.000 persone ogni anno, di cui solo il 40% ha una patologia oncologica e il 60% ha altre malattie inguaribili. Le stime ci dicono però che le ricevono solo il 30% dei malati oncologici», mentre per i non oncologici siamo quasi a zero. «Quindi - ha concluso a margine dell'audizione - complessivamente solo il 12% dei malati che necessita cure palliative le riceve». (ANSA)


PARCHEGGIO SCADUTO DA UN MINUTO: 40 FRANCHI DI MULTA

È accaduto ad un 40enne di Losanna che stava accompagnando la moglie dal medico. L'uomo si dice indignato: «Non contesterò la multa, ma mi aspettavo maggiore comprensione»
LOSANNA - Arthur*, 40enne di Losanna, vive un periodo difficile. Sua moglie è in cura per un cancro e quindi tocca a lui dividersi tra il lavoro, le questioni domestiche, i bambini e gli appuntamenti della sua consorte con i medici. Lunedì scorso era il turno del cardiologo.
Come di consueto, l'uomo ha accompagnato la moglie sul posto con la propria auto. Ha posteggiato in centro e ha messo 20 centesimi nel parchimetro, equivalenti a quattro minuti di sosta. Teoricamente sufficienti per accompagnarla e tornare a riprendere l'auto. Al suo ritorno però un'ausiliaria era già intenta a verbalizzare la sanzione. «Il mio biglietto scadeva alle 8.53 ed erano le 8.54», ha spiegato - sconcertato - l'uomo.
«Non ha voluto ascoltarmi» - «Ho tentato di spiegare la situazione, ma non ha voluto ascoltarmi. Mi ha pure chiesto di farmi da parte per lasciarla concludere. Alla fine ho preso la multa alle 8.57. Praticamente ci sono voluti più minuti per scrivere la contravvenzione di quanto abbia sforato io con il parcheggio», racconta il vodese. I toni fra i due sono quindi fatti più aspri. L'ausiliaria ha spiegato che se lui avesse pagato 2 franchi avrebbe concesso un margine maggiore. Avendo però pagato solamente 20 centesimi, ha optato per la tolleranza zero. Un fatto che ha accentuato la rabbia del 40enne. «Questa pratica non ha alcuna base legale. Inoltre, io ho agito in buona fede. Pensavo veramente che quei 4 minuti fossero sufficienti», spiega a sua difesa.
Anche il portavoce della polizia di Losanna ha confermato che «non è previsto per legge» alcun margine di tolleranza. In altre parole, «ogni infrazione è passibile di multa». Non è però il fatto in sé ad infastidire il 40enne, quanto piuttosto la mancanza di comprensione mostrata dall'ausiliaria. «Non contesterò la multa. Ma considerata la situazione, speravo gettasse la spugna».


Già sono tra di noi umani con il dna modificato

In Cina uno scienziato ha annunciato sul suo canale YouTube i primi casi di esseri umani geneticamente modificati. Si tratta di due gemelline cinesi, chiamate «Lulu» e «Nana», nate con DNA modificato mediante una nuova tecnologia, chiamata Crispr, per renderle resistenti al virus HIV dell'Aids. L'esperimento impone una seria riflessione di carattere etico e scientifico. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha preso una netta posizione: "L'editing genetico è un territorio sconosciuto e va preso molto sul serio. Creeremo linee guida chiare per le manipolazioni genetiche dopo aver preso in esame tutte le possibili conseguenze etiche, sociali e di sicurezza".


INQUINAMENTO: Mucche scoreggione

Tra una scoreggia e l'altra il 15% dell'inquinamento mondiale è causato dal metano che "sfugge" alle mucche durante la digestione. Mica un problema da poco se tenete conto che nel mondo ci sono circa 3 miliardi di animali tra bovini e ovini e che in un solo giorno ogni mucca produce dai 200 ai 300 litri di metano … fate un po' voi il conto che noi stiamo soffocando.
Per cercare di limitare il danno gli studiosi del progetto Greener Grazing della Australis Aquaculture of Greenfield, in Massachusetts, stanno pensando di introdurre nella loro dieta alcune alghe rosse Asparagopsis. Ne basta il 2% nel mangime e il ruminante digerisce che è una meraviglia.
Ora devono solo risolvere il problema dei rutti.
(Fonte: Ansa)


Abolizione bollo auto storiche

di Alessandra De Angelis
Non si è fermata neanche in estate la battaglia di "Tutela Patrimonio Motoristico" per l'abolizione del bollo sulle auto storiche. Dopo l'applicazione della tassa sulle auto storiche di età compresa dai 20 e i 29 anni, l'associazione aveva lanciato l'allarme in relazione agli impatti sul patrimonio motoristico italiano. Molti proprietari infatti hanno deciso di demolire l'auto d'epoca o di venderla all'estero per non dover pagare il bollo auto.
Cancellazione bollo auto storiche: petizione e altre iniziative in programma
Le cose ora si stanno muovendo: Carlo Negri di "Tutela Patrimonio Motoristico" , come ha segnalato motori news, sta portando avanti da mesi alcune iniziative volte a riportare l'attenzione sull'esigenza di cancellare il bollo auto storiche. Sul web è riportato il testo di una lettera indirizzata al premier Conte per conoscere la posizione del nuovo governo in merito a questa spinosa questione. Nel frattempo, a giugno scorso, a Pescara è stata costituita l'associazione "Motore Italia".
Lo strumento più forte al momento è rappresentato dalla petizione per chiedere l'abolizione del bollo auto sulle auto storiche con un'età compresa tra i 20 e i 29 anni.
L'iniziativa è partita dal Veneto ma sta assumendo rilevanza nazionale e sono state organizzate raccolte firme in diverse città italiane con raduni auto storiche. Non è escluso che proprio nel mese di settembre gli appassionati sostenitori di questa campagna organizzino una manifestazione pacifica a bordo dei veicoli d'epoca per protestare contro l'imposizione del bollo auto.


ABOLIZIONE DEL CONTAMTE: CONSIDERAZIONI

Abolizione contante, quella crociata ideologica che conviene solo a stato e banche

Che il problema non sia, quindi, la scarsa fedeltà dei contribuenti italiani lo comprova un altro dato: le entrate tributarie dal 1998 al 2017 sono aumentate del 56%, ovvero di quasi il 13% in termini reali. Dunque, gli italiani hanno continuato a pagare più tasse, ma il loro maggiore sacrificio è stato più che compensato dall'aumento della spesa pubblica. Come dire che lo stato - e non soltanto in Italia - più incassa e più tendere a spendere. E allora, la lotta all'evasione fiscale, pur sacrosanta, rischia di non risolvere il problema del debito pubblico crescente e della copertura di voci di spesa o tagli alle imposte percepite sempre più necessarie tra gli italiani. Se anche il Tesoro si ritrovasse per magia a incassare il doppio delle entrate, finirebbe per spendere ugualmente fino all'ultimo centesimo e magari a continuare a indebitarsi. La lista della spesa si allunga di anno in anno e nessun governo ha sinora segnalato di non riuscire a contenere le richieste pressanti dal basso. La lotta al contante è solo l'ultima speranza in mano allo stato per cercare di entrare in possesso di diverse decine di miliardi all'anno di maggiore gettito. State certi che se anche ci riuscisse, non basterà. Roma più incassa e più spende.

giuseppe.timpone@investireoggi.it


L'ITALIA CHE CI PIACE

Vimodrone, Milano, un operaio 53enne della Mattei Group che costruisce compressori rischiava di perdere il posto di lavoro per troppe assenze dovute alle cure per una forma di leucemia mieloide curata tramite un trapianto di midollo. Dopo un anno e mezzo di cure l'uomo non può ancora tornare a lavorare in fabbrica e ormai i giorni di malattia retribuita sono terminati e l'unica soluzione è l'aspettativa non retribuita.
E allora è scattata la gara di solidarietà e i colleghi della fabbrica hanno rinunciato a parte delle loro ferie per aiutare il compagno. Alla fine le ore regalate sono 911 per circa 110 giorni lavorativi.
Che se l'azienda non ha un'anima ce l'hanno i lavoratori.
(Fonte: Repubblica)


EQUIVALENZA TERAPEUTICA: I MEDICI DICONO NO!

Equivalenza terapeutica: i medici dicono no

A contestare la delibera Aifa sull'equivalenza terapeutica sono, adesso, anche i radiologi. Prima era stata la volta di Fimmg (Federazione italiana medici di Medicina generale) e Snami (Sindacato nazionale medici italiani), importanti sindacati medici.
In una nota, Carmelo Privitera, presidente della Sirm (Società italiana di radiologia medica e interventistica) sottolinea come "Una volta affermata l'equivalenza, le Regioni potranno bandire gare con aggiudicazione a unico fornitore, lasciando la discrezionalità al medico solo in limitatissimi casi. In diagnostica per immagini, questo è lesivo nei confronti del paziente che avrà iniettato il mezzo di contrasto disponibile e non quello deciso in piena autonomia e responsabilità giuridica dal medico Radiologo".
Privitera segue alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg: "C'è il rischio - aveva detto - di iniziare a guardare al sistema salute portando avanti ragionamenti puramente economici, coprendoli peraltro con una presunta veste scientifica, del tutto discutibile. Su questi temi sarebbe il caso di aprire una consultazione pubblica prima di addivenire ad una decisione che tenga conto del parere degli addetti ai lavori, delle associazioni dei pazienti e dei cittadini".
Contrario anche Angelo Testa, presidente Snami: "Ribadiamo un no convinto dello Snami a questo genere di percorsi perché non esiste equivalenza terapeutica certa per medicinali contenenti principi attivi diversi, ma solo caratteristiche similari".


ANALFABETISMO ... DI RITORNO?

L'italiano agli italiani!La giunta del comune di Bariano, nella bassa bergamasca, ha deciso di finanziare un corso di lingua italiana per insegnarla agli italiani.
'Cinque ri-passi della grammatica', questo il titolo del corso per re-insegnare congiuntivi e a mettere le acca dove servono. In pochi giorni ci sono già 15 iscritti.
Anno capito che serviresserebbe imparare più meglio l'itagliano.
(Fonte: Repubblica)


Multa autovelox nulla su rettilineo: se non ci sono curve la macchina deve essere fermata

Multe autovelox su rettilineo: gli agenti devono fermare la macchina e contestare il verbale.

Giro di vita sulle multe autovelox facili spedite a casa senza fermare il veicolo. Una recente sentenza della Cassazione è intervenuta per ribadire l'obbligo degli agenti di spiegare nel verbale il motivo per cui la vettura non è stata fermata.
E' una pronuncia importante e dalla portata generale posto che molte multe autovelox vengono fatte proprio su rettilineo (strada secondaria extraurbana secondaria).
Multe autovelox rettilineo: su strada extraurbana secondaria la macchina va sempre fermata?
Prima di tutto inquadriamo bene il campo di applicazione del dispositivo: multe autovelox mobili su strade extraurbane secondarie. Per gli autovelox in città (che sono legittimi solo se presieduti dalla volante) è infatti pacifico che le macchine debbano essere fermate perché al conducente va data la possibilità di difendersi.
Per quanto riguarda i rilevatori di velocità su strade extraurbane secondarie, l'utilizzo in modalità automatica (ovvero senza l'intervento della polizia) è invece subordinato all'autorizzazione da parte del Prefetto il quale dovrà indicare la chilometrica esatta del tratto in cui è collocato l'apparecchio di controllo elettronico della velocità.
Leggi anche: Perché il ricorso per multe autovelox in autostrada è più facile che in città?
In caso di rettilineo fuori dal centro urbano, l'ordinanza prefettizia non è sufficiente ad autorizzare la contravvenzione per eccesso di velocità senza contestazione immediata. Non serve agli agenti obiettare che l'autovelox, per natura, di fatto misura la velocità dopo il passaggio dell'automobile. Trattandosi di rettilineo, insistono i giudici, non si spiega perché gli agenti, ben consapevoli del funzionamento dell'autovelox e dei suoi limiti in questo senso, non abbiano predisposto una seconda volante pochi metri più avanti per fermare il conducente multato (dandogli anche la possibilità di difendersi). Non essendoci curve o deviazioni è escluso che l'automobilista possa prendere una direzione diversa da quella che percorreva quando è stato multato. In questi casi quindi la multa è nulla.


La "sindrome del cuore spezzato" colpisce anche se muore cane.

Anche la perdita del proprio cane, e non solo quella di congiunti "umani", può provocare la "sindrome del cuore spezzato", un insieme di sintomi del tutto simili ad un attacco cardiaco. Lo ha dimostrato il caso di una donna texana descritto dal New England Journal of Medicine. La donna, di 62 anni, si è svegliata una mattina pochi giorni dopo la morte del proprio cane con un forte dolore al petto e altri sintomi che facevano pensare ad un infarto. Una volta arrivata al Texas Medical Center di Houston però gli esami hanno escluso che ci fosse un attacco cardiaco in corso, e i medici hanno formulato una diagnosi di "cardiomiopatia di Takotsubo", una sindrome talvolta mortale che appunto imita in tutto un infarto e che è scatenata solo nelle donne da eventi drammatici, come la morte del marito o di un figlio. «A scatenare l'evento è stata la morte del mio Yorksire Terrier, Meha - racconta Joanie Simpson, la paziente, al Washington Post -. Ero inconsolabile, mi ha veramente colpito molto». L'episodio conferma i risultati di diversi studi secondo cui il rapporto con il proprio animale domestico può diventare in tutto e per tutto simile a quello con un parente stretto. Secondo una ricerca pubblicata da poco su Veterinary Record, ad esempio, chi ha un cane o un gatto malato ha gli stessi segni di stress di chi deve accudire un congiunto. In Italia inoltre da poco è stata riconosciuto ad una lavoratrice il diritto di avere dei giorni di permesso retribuito a causa di un grave problema di salute del proprio cane. (ANSA)


PERICOLO: ATTENTI AI PICCIONI

Monza, 62enne in coma intossicata dal tallio: possibile avvelenamento da piccioni

Il metallo contenuto negli escrementi. Per medici e carabinieri potrebbe essere rimasta per troppo tempo nell'ambiente contaminato della casa di campagna dove era in vacanza. Avvelenati anche tutti i familiari che erano con lei, tra cui la sorella, ricoverata. Sarebbe stato un avvelenamento da "esposizione prolungata" al tallio, contenuto negli escrementi di piccione, quello di cui è rimasta vittima una 62 enne di Nova Milanese, in Brianza, ricoverata in coma all'ospedale di Desio insieme alla sorella di 58 anni. Le indagini avviate dai carabinieri di Desio su input della direzione sanitaria dell'ospedale avrebbero portato infatti alla casa vacanze della famiglia dove le due donne e altri familiari hanno trascorso un periodo di tempo prolungato.
Il fienile dell'abitazione di campagna sarebbe infestato infatti di piccioni, i cui escrementi contengono tallio, metallo presente anche nei topicidi. Le esalazioni, inalate per un tempo prolungato, potrebbero essere state la causa dell'avvelenamento della famiglia. Le due donne avrebbero iniziato ad accusare i primi sintomi di malessere domenica scorsa, e le loro condizioni si sono via via aggravate. Anche i loro familiari, sottoposti a indagini cliniche, sono risultati intossicati in modo più lieve.


 
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nereal.com . 04-11